PIÙ SU DI ME

Ciao, sono Audrey — la fondatrice di K-SOUL.

Sono nata in Marocco ma cresciuta in Italia, dove ho trascorso gran parte della mia vita, prima di iniziare il mio viaggio alla scoperta del mondo.

Nel corso degli anni ho vissuto in diversi paesi entrando in contatto con culture e stili di vita completamente diversi tra loro. Ho vissuto in Portogallo per più di 2 anni, in Spagna per 6 mesi e ho trascorso più di un anno viaggiando per l’Asia (4 mesi in Giappone, 3 in Thailandia, 3 in Indonesia e 4 in Georgia) Oggi vivo in Corea del Sud, dove ormai vivo da più di 2 anni.

Viaggio da 6 anni e ho visitato più di 50 Paesi, in 5 continenti, per la maggior parte da sola.

Viaggiare da sola così a lungo mi ha insegnato l’arte dell’adattarmi ovunque, uscire dalla mia zona di comfort e a comprendere di più persone provenienti da culture completamente diverse dalla mia.

La cosa che amo di più di viaggiare infatti, non è semplicemente scoprire nuovi luoghi ma scoprire modi diversi di vivere, pensare e amare.

Viaggiare mi ha insegnato che nessuna cultura possiede la verità assoluta.

Crescere tra la cultura marocchina e quella italiana ha inevitabilmente influenzato le mie prime convinzioni sulla vita, sulla famiglia, sulla religione, sul successo e sulla felicità. Ma più viaggiavo e più mi rendevo conto che ogni paese può avere risposte completamente diverse alle stesse domande.

Ed è stato allora che ho capito una cosa importante:

Volevo formare le mie opinioni attraverso le mie esperienze, invece di limitarmi ad ereditare le idee dell’ambiente in cui ero cresciuta.

Non ho mai voluto collezionare paesi.

Volevo collezionare prospettive.

Perché ogni cultura che ho conosciuto ha messo in discussione una mia convinzione, cambiato una mia abitudine, mi ha insegnato qualcosa o aiutato a conoscere meglio me stessa.

Molte persone viaggiano per fuggire dalla propria vita.

Io viaggio per comprenderla.

E, sotto molti aspetti, K-SOUL è nata proprio durante questo percorso.

Ma cosa mi ha ispirata?

Cosa mi ha resa la donna che sono oggi?

Una serie di scelte coraggiose mi ha portata fin qui.

Dopo un’infanzia difficile e disfunzionale, a 18 anni ho lasciato casa e ho deciso di rischiare tutto alla ricerca della libertà.

Non del successo.

Non dei soldi.

Della MIA libertà.

La libertà di scoprire chi fossi davvero e non chi mi avessero detto di essere. La libertà di sbagliare, imparare, evolvermi e costruire una vita che sentissi davvero mia.

Volevo capire come vivevano le altre persone, in cosa credevano, cosa le rendeva felici, di cosa avevano paura e cosa dava significato alle loro vite.

Più viaggiavo e più mi rendevo conto di quanto, in fondo, siamo tutti simili. Lingue diverse, religioni e tradizioni diverse ma stesse speranze, paure, sogni ed emozioni.

Sono diventata dipendente da questa curiosità di capire di più.

Dipendente dallo stare sempre fuori dalla mia zona di comfort e vedere fino a dove mi potessi spingere, con corpo e mente.

Paragono queste sensazioni, un po’ a un vaccino.

Così come un vaccino espone il corpo a uno stress affinché possa diventare più forte, io scelgo consapevolmente di espormi al disagio, all’incertezza, alla paura e alle situazioni difficili, affinché la mia mente impari ad adattarsi invece di andare nel panico.

Ogni sfida mi lascia qualcosa: più sicurezza in me stessa, una prospettiva più ampia, maggiore gratitudine e soprattutto, più libertà.

I luoghi che trovi qui sotto, quindi, non sono semplicemente posti che ho visitato.

Sono luoghi che hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi.

Marocco — Le mie radici

È in Marocco che è iniziato tutto.

Il paese in cui sono nata, il sangue che scorre nelle mie vene e una parte della mia identità che porterò sempre con orgoglio.

Italia — Casa

L’Italia è casa.

È il luogo in cui ho trascorso la mia infanzia, la mia adolescenza e in cui sono diventata la persona che sono oggi.

Per quanto sia orgogliosa delle mie origini marocchine non posso però ignorare un’altra verità: sono italiana. Il mio modo di parlare, il mio modo di gesticolare, il senso dell’umorismo, il mio rapporto con il cibo, la musica,la cultura e conoscenza e le relazioni umane, sono stati tutti plasmati qui.

Gran parte dei miei valori, delle mie convinzioni e del mio modo di vedere la vita si sono formati in Italia, perché è questo il Paese che mi ha cresciuta.

Non importa quanto lontano io possa viaggiare: ci sarà sempre qualcosa dell’Italia che mi mancherà.

Portogallo — Equilibrio e libertà

Vivere in Portogallo per più di 2 anni mi ha insegnato qualcosa di cui avevo disperatamente bisogno: rallentare.

Prima del Portogallo ero sempre concentrata sul prossimo obiettivo, sul prossimo progetto, la prossima destinazione. Il Portogallo mi ha mostrato che la vita non deve essere sempre vissuta di corsa.

Mi ha insegnato l’equilibrio, la pazienza e la capacità di godermi il presente invece di inseguire continuamente il futuro.

È stato anche il luogo in cui sono maturata emotivamente e ho iniziato a capire che il successo significa ben poco se, lungo il percorso, non impari anche a goderti la vita.

Corea del Sud — Dove mi sono sentita a casa

Quando sono arrivata in Corea del Sud, inizialmente avevo intenzione di rimanere soltanto qualche mese.

Invece, è diventata casa.

Dopo uno dei periodi più difficili della mia vita, la Corea mi ha dato qualcosa che stavo cercando senza nemmeno rendermene conto: la pace. Per la prima volta dopo anni mi sono sentita al sicuro, stabile e sinceramente felice.

Mi sono innamorata della cultura, delle persone, della lingua e dello stile di vita quotidiano. Ho sentito una forte connessione con alcuni aspetti della mentalità coreana: la disciplina, la costanza, l’ambizione, il desiderio di migliorarsi e il rispetto verso gli altri.

Con il tempo, la Corea è diventata molto più del Paese in cui vivevo. È diventata il luogo in cui ho ricostruito me stessa, creato alcune delle amicizie più profonde della mia vita, trovato l’amore e, finalmente, scoperto cosa significhi sentirsi davvero a casa.

Ancora oggi, dopo aver visitato più di 50 Paesi, la Corea rimane il luogo che sento più casa.

Giappone — Rispetto e attenzione ai dettagli

Il Giappone mi ha insegnato un livello di rispetto che non avevo mai sperimentato prima.

Rispetto per gli altri, rispetto per il silenzio e rispetto per i dettagli.

Ho trascorso del tempo soggiornando in templi tradizionali, dove ho imparato ad apprezzare la meditazione, la semplicità e la quiete. Il Giappone mi ha mostrato quanta bellezza possa nascondersi nelle cose più piccole: dall’architettura alla presentazione del cibo, fino alla lingua e alle interazioni durante la vita quotidiana.

Mi ha insegnato che spesso l’eccellenza si nasconde nei dettagli.

Uganda — Resilienza

L’Uganda è stato uno dei viaggi più belli e, allo stesso tempo, più difficili della mia vita.

Il viaggio è durato circa 40 giorni attraverso Tanzania, Uganda, Ruanda e Congo. Accanto a esperienze indimenticabili, come vedere i gorilla di montagna nel loro habitat naturale, ci sono stati innumerevoli imprevisti e situazioni difficili.

A un certo punto ho capito che il panico non risolve nulla. Arrabbiarsi non risolve nulla.

L’Uganda mi ha insegnato la resilienza. Mi ha insegnato a fermarmi, respirare, riprendere il controllo delle mie emozioni e concentrarmi sulla ricerca di una soluzione, invece di alimentare la paura.

Georgia — Ospitalità

Ho trascorso 4 mesi in Georgia e, per quanto i paesaggi fossero incredibili, ciò che mi è rimasto più impresso sono state le persone.

La Georgia mi ha mostrato cosa significhi davvero ospitalità. Perfetti sconosciuti mi hanno accolta con calore, generosità e gentilezza, facendomi sentire parte della loro famiglia.

Mi ha ricordato che, al di là delle lingue, delle religioni, delle culture e dei passaporti che ci distinguono, siamo semplicemente esseri umani alla ricerca di connessione e di un luogo a cui sentire di appartenere.

Svezia — Solitudine

La Svezia è stata probabilmente il viaggio in solitaria più bello che abbia mai fatto.

Ho guidato da sola per più di 2.000 chilometri, trascorso diverse notti dormendo in macchina e festeggiato il mio compleanno sotto l’aurora boreale.

Per gran parte del viaggio ho scelto consapevolmente di ridurre quasi completamente l’utilizzo del telefono, usandolo principalmente per le mappe, la musica e qualche fotografia.

Mi ha insegnato che stare da soli non significa necessariamente sentirsi soli. A volte è proprio nella solitudine che riusciamo a ritrovare la connessione più profonda con noi stessi.

Foresta Amazzonica — Umiltà

L’Amazzonia mi ha ridimensionata più velocemente di qualsiasi altro luogo abbia mai visitato.

Ho partecipato a un campo di sopravvivenza nel cuore della foresta, dormendo su un’amaca sospesa tra gli alberi e completamente immersa nella natura.

L’Amazzonia mi ha insegnato quanto sia preziosa la vita e quanto, in realtà, siamo piccoli. Circondata da uno degli ecosistemi più potenti del pianeta, ho capito quanto l’essere umano sia fragile di fronte alla forza della natura.

Mi ha ricordato che non siamo il centro del mondo: siamo soltanto una piccola parte di qualcosa di immensamente più grande di noi.

Mongolia — Libertà

La Mongolia ha completamente cambiato il mio modo di concepire la libertà.

I paesaggi sconfinati, la cultura nomade, il legame con gli animali e gli immensi spazi aperti mi hanno fatto capire quanto poco ci serva, in realtà, per sentirci vivi.

È stato uno dei luoghi in cui mi sono sentita maggiormente connessa alla natura e, allo stesso tempo, più lontana dalle pressioni della vita moderna.

La Mongolia mi ha insegnato che essere liberi non significa necessariamente avere di più. A volte, la libertà consiste semplicemente nell’avere bisogno di meno.

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